lunedì 9 novembre 2009

AVVISO

LE CATACOMBE DI SAN SEBASTIANO SARANNO CHIUSE

DAL 22/11/09 al 20/12/2009 PER RIPOSO ANNUALE


NOTICE

THE ANNUAL CLOSING OF THE CATACOMBS OF SAINT SEBASTIAN

IS FROM 22/11/09 TO 20/12/09


AVIS

LES CATACOMBES DE SAINT SÉBASTIEN SONT FERMÉES DU 22/11/09 JUSQU'AU 20/12/2009 POUR LA FERMETURE ANNUELLE


MITTEILUG

DIE KATAKOMBE DES HL. SEBASTIAN SIND VOM 22/11/09 BIS 20/12/2009 WEGEN JAEHRLICHER RUHEPAUSE GESCHLOSSEN


COMUNICACION

LAS CATACUMBAS DE S. SEBASTIAN PERMANECEN CERRADAS DESDE EL 22/11/09 HASTA EL 20/12/2009 POR DESCANSO ANUAL

giovedì 11 giugno 2009

Conferenza del 29 Giugno 2009


In occasione della festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, Lunedì 29 Giugno alle ore 18.00 ci sarà la conferenza della prof.ssa Anna Maria Nieddu su: "la Basilica Apostolorum sulla via Appia e l'area cimiteriale circostante" che si terra nella Basilica di San Sebastiano

venerdì 23 gennaio 2009

Il culto di san Sebastiano nell'antichità Un martire milanese nella Roma di Diocleziano di Fabrizio Bisconti


Il culto di san Sebastiano nell'antichità

Un martire milanese nella Roma di Diocleziano

di Fabrizio Bisconti

Tra il II e il III miglio della via Appia, proprio dinanzi al grande complesso monumentale di Massenzio, si sviluppa il cimitero in catacumbas, l'unico, assieme a quello di San Lorenzo e a quello di San Pancrazio, a essere ancora visitato nel medioevo. Il curioso termine catacumbas, dovrebbe derivare dal greco katà kymba, ovvero "presso la cavità", come suggerisce il forte avvallamento che presenta il terreno proprio in quel punto, laddove, anticamente, erano situate delle cave di pozzolana, reimpiegate, in epoca pagana, per sistemare una piccola necropoli. Il termine, con il trascorrere dei secoli, designerà tutti i cimiteri paleocristiani ipogei, che vennero, appunto, definite catacombe. Il complesso ebbe anche la suggestiva denominazione di memoria apostolorum, già negli anni centrali del III secolo, quando la necropoli pagana si trasformò definitivamente in cimitero cristiano, sviluppando un processo di trasformazione che si era avviato assai precocemente, forse sin dal II secolo, in un periodo addirittura precedente alla costituzione dell'adiacente complesso catacombale di San Callisto. La Depositio martyrum, il documento agiografico romano più antico, riferibile alla prima metà del IV secolo e confluito nel Cronografo del 354, fa riferimento alla data del 29 giugno 258, quando a Roma si commemorava simultaneamente Pietro in catacumbas e Paolo sulla via Ostiense. Un secolo dopo il Martirologio Geronimiano ricorda che, nella medesima data, uno die, si celebrano le memorie di Pietro in Vaticano, di Paolo sull'Ostiense e utrumque in catacumbas, Tusco et Basso consulibus. Gli scavi del 1892 di Anton de Waal e quelli del 1915 di Paul Styger hanno, innanzi tutto, dimostrato che la Platonia, il mausoleo circolare dove nel medioevo era localizzato il culto congiunto dei principi degli apostoli, non era altro che un ambiente addossato alla basilica costantiniana, commissionata dalla comunità dei Pannoni per sistemare le spoglie di san Quirino di Siscia, tra il IV e il V secolo. In corrispondenza della basilica, si rinvenne una stratificazione ben giudicabile che vede prima una piazzola, dove si affacciavano tre mausolei pagani, poi cristianizzati, simultaneamente alla creazione di una catacomba nel corso del III secolo; poi un organismo complesso, definito triclia, che presenta un cortile, forse creato proprio nel 258, in corrispondenza della persecuzione di Valeriano, completamente ricoperto di graffiti che menzionano la memoria di Pietro e Paolo; infine una basilica circiforme, commissionata dai costantinidi intitolata proprio alla memoria apostolorum.



Non è chiara l'origine di questo suggestivo culto per i principi degli apostoli, i cui sepolcri - come è noto - erano situati presso il Vaticano e sulla via Ostiense. Si è ipotizzato che, in seguito alla gran persecuzione di Valeriano, le spoglie dei due santi siano state temporaneamente tumulate in catacumbas, considerando il luogo più sicuro e che, dopo la pace della Chiesa tali spoglie o parti di esse siano tornate alle sedi originarie. Si è pensato che nel complesso della via Appia i due apostoli avessero addirittura abitato, come suggerisce l'iscrizione di Papa Damaso che, nella seconda metà del IV secolo, ricorda che i due apostoli hic habitasse prius, ovvero che in questa sede siano stati accolti da una comunità greca, quando giunsero a Roma. Ma l'espressione damasiana, confrontata anche con altri componimenti del Papa agiografo, vuole piuttosto significare una "presenza funeraria" o una "presenza virtuale", suggerendo l'idea di una sorta di "cenotafio" attorno al quale si sviluppò la pietà cristiana che, sin dal III secolo, innescò la pratica diffusa del refrigerium.
Parallelamente al culto per i principi degli apostoli si sviluppò nella catacomba della via Appia la memoria di san Sebastiano, di cui la depositio martyrum indica il dies natalis il 20 gennaio in catacumbas, insieme a Papa Fabiano in Callisti. Gli altri calendari, i sacramentari, gli itinerari del medioevo sono documenti posteriori e non fanno che confermare il nome e il luogo di culto del martire.
Un'altra preziosa testimonianza proviene da un brano di sant'Ambrogio, nel commento al Salmo 118, dove il padre della Chiesa riferisce l'origine milanese del santo hic mediolanensis oriundus est, anche se non precisa se sia nato veramente in questa città o piuttosto a Narbona, come affermano alcune leggende latine o greche, da madre milanese sposata a un funzionario romano della Gallia meridionale. Sant'Ambrogio pensa che il martirio di Sebastiano avvenne sicuramente a Roma, ma non sa ben precisare per quale motivo il santo si fosse recato nell'Urbe. Forse - egli ipotizza - l'imperatore Massimiano, il collega di Diocleziano, si dimostrò a Milano più mite contro i cristiani o addirittura non vi scatenò nessuna persecuzione, per cui Sebastiano preferì recarsi a Roma ove propter fidei studium persecutionis acerba fervebant. Senza accennare ad alcuna condanna per processo, né al genere del martirio, Ambrogio aggiunge: ibi passus est, ibi coronatus, itaque illic, quo hospes advenit, domicilium immortalitates perpetuae calcavit. Si unus persecutor fuisset coronatus hic martyr non fuisset. Dal passo di Ambrogio, dunque, non si desume esattamente l'anno del martirio, né il motivo del viaggio a Roma di Sebastiano, di cui le fonti non ci accennano la professione. Sembrerebbe che l'unica ragione del viaggio romano sia stato il desiderio di testimoniare la propria fede cristiana.
Poco attendibile appare la passio leggendaria che, comunque, influenzò l'immaginario devozionale sin dal primo medioevo. La passio sancti Sebastiani, sembra redatta a Roma intorno al V secolo; l'autore non è Ambrogio, come afferma, nel X secolo il monaco Odilone. Secondo un agiografo che conosce molto bene la topografia romana, Sebastiano nasce a Milano (o a Narbona), entrando, ancora giovane, nel corpo delle guardie pretoriane, raggiungendo, ben presto le più alte cariche, per il grande credito riconosciuto dagli stessi imperatori Diocleziano e Massimiano. Per questo riuscì a proteggere molti cristiani della nobiltà romana e, segnatamente, Marco, Marcelliano, i loro genitori Tranquillino e Marcia, il prefetto di Roma Claudio, la moglie Sinforosa e i figli Felicissimo e Felice. La sua catechesi portò alla conversione di Cromazio, nuovo prefetto della città e il figlio Tiburzio. Tutti questi fratelli subirono la pena del martirio e, infine, lo stesso Sebastiano fu sottoposto al giudizio degli imperatori, che lo condannarono al supplizio delle frecce, che ritroviamo nella più tarda iconografia. I carnefici, credendolo morto, lo abbandonarono sul posto, ma nottetempo i cristiani, fra cui Irene, vedova del martire Castulo, recatisi sul luogo del martirio per recuperare la salma di Sebastiano e darle degna sepoltura, si accorsero che era ancora vivo. Fu curato da una nobile donna nel suo palazzo del Palatino ove miracolosamente riprese vita. I cristiani lo pregarono di lasciare Roma, ma egli affrontò direttamente i due imperatori in procinto di adorare Ercole. Per questo Sebastiano fu flagellato nell'ippodromo e il suo corpo fu gettato nella cloaca, per non essere più trovato. Ma il martire apparve alla nobildonna Lucina che rinvenne il corpo per seppellirlo ad catacumbas. La passione, scritta presumibilmente da un monaco del monastero fatto costruire da Sisto iii presso la catacomba di San Sebastiano, influenzò la dedicazione di alcune chiese romane e la creazione di un'iconografia che trova la prima espressione nel programma decorativo della cripta di Santa Cecilia nel complesso di San Callisto, dove il martire appare - tra il V e il VI secolo - assieme a Quirino di Siscia, Policamo e Ottato di Vescera, divenendo protagonista di un santorale della via Appia. L'iconografia del santo è qui ancora giovanile, in tunica e pallio, mentre di lì a un secolo, dopo la peste del 680, appare in mosaico, oramai anziano e ieratico, nella chiesa di San Pietro in Vincoli, quale protettore contro la peste. Ma l'iconografia giovanile, che ritroviamo anche nella teoria dei martiri di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, prevarrà e confluirà, oltre la stagione bizantina, nello schema estremamente fortunato del santo trafitto dalle frecce.
Per quanto riguarda il culto, sappiamo che il corpo fu inizialmente inserito in un loculo o in un arcosolio di una semplice galleria che, già nel IV secolo, fu trasformata in una vera e propria cripta, in perfetta sintonia con quanto riferisce la passio, che precisa che il martire fu sepolto: ad catacumbas, in initio criptae, iuxta vestigia Apostolorum. La sua tomba restava isolata nel mezzo del vano sotto l'altare che, agli esordi del V secolo fu adornata con transenne marmoree. Nel frattempo fu aperta la volta della cripta che si situava al centro della maestosa basilica costantiniana. Due scale, ancora visibili, permettevano ai fedeli di scendere a visitare la tomba del martire e risalire nella chiesa. La cripta ha mantenuto la sua struttura, mentre una scala più recente, a sinistra dell'altare, è opera del cardinale Scipione Borghese che si preoccupò di far chiudere la volta e di obliterare le antiche scale.
La figura del santo fu resa popolare non solo dalle parole di Ambrogio e dalla passione romanzata, ma anche dal miracolo relativo alla peste che colpì Roma nel 680.
Il corpo del santo rimase nel suo sepolcro anche durante le sistematiche traslazioni dell'VIII secolo e ancora Leone III (795-816) celebrò sull'altare che si elevava sulla sua tomba, ma nell'826, per volontà di Eugenio II, il sepolcro fu sistemato in Vaticano, in un altare dell'oratorio di San Gregorio Magno. Parte delle reliquie furono donate alla chiesa di San Medardo di Soissons, mentre il capo, al tempo di Leone IV (847-855), fu sistemato, con altre reliquie, nell'altare maggiore dei Santi Quattro Coronati al Celio. Intanto i fedeli continuarono a venerare il sepolcro vuoto della via Appia, tanto che Onorio III, nel 1218, riconsacrò l'altare della cripta riportando le reliquie dal Vaticano. Il culto per san Sebastiano, sin dal medioevo, fu intenso, tanto che nella sola Roma, erano ben nove le basiliche e cappelle dedicate al santo; fra queste, la più famosa era sul Palatino, nel luogo, ove, secondo la leggenda, sarebbe stato martirizzato. Anche a Soissons il culto fu molto esteso soprattutto per la fama di taumaturgo.
Tale fama è particolarmente legata alla protezione contro la peste, fama che condivise, nel medioevo, fino al XVI secolo, con sant'Antonio, san Cristoforo e san Rocco. Già in antico, si collegò questa protezione con il fatto che il santo si salvò dal castigo delle frecce che allora erano considerate i castighi divini e dunque delle vere e proprie pestilenze.
Oggi il santo è divenuto proverbiale protettore dei vigili, non tanto e non solo per la sua tradizionale carica di guardia pretoriana, ma specialmente per la forza, la potenza, il coraggio con cui, il martire seppe affrontare la prova grave del martirio, una prova che è divenuta testimonianza, esempio di fede, simbolo del credo dei cristiani della prima ora, manifesto di una adesione incondizionata alla passio Christi, all'imitazione coraggiosa del martirio della croce, che ancora ci unisce e ci fa riconoscere, in maniera nitida e inequivocabile, come testimoni della Chiesa universale.

Fonte: L'Osservatore Romano, 22.1.2009

martedì 13 gennaio 2009

Festa di San Sebastiano Martire


Programma dei Festeggiamenti in onore di San Sebastiano Martire, presso la Basilica e le Catacombe di San Sebastiano FLM:


Domenica 18 Gennaio


Ore 17.30 Concerto della Banda della Polizia Municipale di Roma

Martedì 20 Gennaio


Ore 10.00 S. Messa Solenne presieduta da S. Ecc. Mons. Domenico Calcagno

Ore 17.30 Processione nelle Catacombe con il canto delle Litanie dei Martiri

Ore 18.00 S. Messa

giovedì 4 dicembre 2008

S. Messa in Preparazione del Natale 2008



I Frati Francescani e le guide delle Catacombe di San Sebastiano, sono lieti di invitarLa alla S. Messa, presso la Basilica di San Sebastiano FLM
e alla processione con adorazione del Presepe allestito nelle Catacombe.
MARTEDI’ 16 DICEMBRE 2008
ALLE ORE 21.00
Presiederà la Celebrazione il
M.R.P. Marino Porcelli OFM
Ministro Provinciale dei Frati Minori

Auguri di Buon Natale
www.catacombe.org — info@catacombe.org — Tel. 067850350 - Fax 067843745

venerdì 24 ottobre 2008

ANNUAL CLOSING

AVVISO

LE CATACOMBE DI SAN SEBASTIANO SARANNO CHIUSE

DAL 23/11/08 al 21/12/2008 PER RIPOSO ANNUALE


NOTICE

THE ANNUAL CLOSING OF THE CATACOMBS OF SAINT SEBASTIAN

IS FROM 23/11/08 TO 21/12/08


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LES CATACOMBES DE SAINT SÉBASTIEN SONT FERMÉES DU 23/11/08 JUSQU'AU 21/12/2008 POUR LE REPOS ANNUEL


MITTEILUG

DIE KATAKOMBE DES HL. SEBASTIAN SIND VOM 23/11/08 BIS 21/12/2008 WEGEN JAEHRLICHER RUHEPAUSE GESCHLOSSEN


COMUNICACION

LAS CATACUMBAS DE S. SEBASTIAN PERMANECEN CERRADAS DESDE EL 23/11/08 HASTA EL 21/12/2008 POR DESCANSO ANUAL

venerdì 22 agosto 2008

Progetto culturale nazionale riscoprire la figura e gli scritti di San Paolo

Dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 la Chiesa universale celebra uno speciale Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI per ricordare il bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti.
L’obiettivo indicato dal Papa è quello di riscoprire la figura e gli scritti di San Paolo, meditando sulla sua profonda spiritualità di fede, speranza e carità, e rivitalizzando così la nostra fede e la testimonianza pubblica. Un particolare significato, inoltre, riveste la dimensione ecumenica e culturale. L’Anno paolino ben si presta ad essere celebrato mediante una rete di cultura e arte, Bibbia e spiritualità, missione e dialogo, che dalla Basilica di San Paolo fuori le mura, cuore delle celebrazioni, si estende a tutta la Chiesa che è in Italia e nei diversi continenti.
Il Servizio nazionale per il progetto culturale ha curato la realizzazione di un percorso nazionale, rilanciando le iniziative delle Chiese locali e offrendo proposte per vivere quest’appuntamento con creatività e intelligenza pastorale.
potete scaricare il programma da:
http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/4189/PERCORSO.pdf

galleria delle catacombe